“Bicho de Sete Cabeças” di Laís Bodanzky, a Bari il 15 ottobre

Il Bari Brasil Film Fest  vuole rendere omaggio a Luiz Bolognesi, sceneggiatore e regista di molte delle opere più significative realizzate in Brasile negli ultimi anni. Nel corso degli anni la nostra rassegna ha ospitato diversi film da lui scritti, come Bingo, Como Nossos Pais ed Elis, premiato dal pubblico nel 2017. Per celebrare il lavoro di questo importante autore abbiamo scelto il primo lungometraggio a cui ha collaborato, Bicho de Sete Cabeças, dell’allora esordiente Laís Bodanzky,  in cui Bolognesi ha dovuto adattare per il grande schermo l’autobiografia di Austregésilo Carrano Bueno, intitolata Canto dos Malditos.

La vicenda raccontata nel libro è di grande impatto emotivo: la storia di Neto, adolescente difficile e dal carattere ribelle, che i genitori decidono di ricoverare in un ospedale psichiatrico. Per il ragazzo inizierà un lungo viaggio in una realtà caratterizzata da orrori e disumanità, difficile da immaginare prima di quell’esperienza.

Per Bolognesi non è stato facile mettere mano al testo per trasformarlo in una sceneggiatura: nei due anni che ha impiegato ha dovuto riscrivere per ben cinque volte la storia, con alcuni notevoli cambiamenti rispetto all’originale, come quello di spostare gli avvenimenti dagli anni ‘70 ai giorni nostri per attualizzarli. Nello svolgere questo lavoro così complesso l’autore ha ascoltato anche diversi adolescenti, per rendere più verosimile la figura di Neto: i ragazzi ad esempio gli hanno suggerito di farlo diventare un writer di graffiti. Inoltre nell’adattare il romanzo ha voluto prendersi una certa libertà nel tratteggiare i personaggi, approfondendo anche tematiche come il complicato rapporto tra padre e figlio.

Dal canto suo la regista Laís Bodanzky (autrice anche di Como Nossos Pais, selezionato per il Bari Brasil Film Fest del 2018) usa di proposito uno stile documentaristico e diretto, per focalizzarsi sul racconto e sulle interpretazioni, prima tra tutte quella pluripremiata di Rodrigo Santoro (nel ruolo di Neto), che ha consentito all’attore brasiliano di vedersi aprire le porte di Hollywood.

Pochi ricordano che questo film ha uno stretto legame con l’Italia, essendo stato coprodotto da Marco Müller per Fabrica Cinema. Inoltre il materiale girato in Brasile è stato montato a Trieste da Jacopo Quadri con Letizia Caudullo. Anche la postproduzione è avvenuta a Roma negli studi di Cinecittà.

Sarebbe fin troppo lungo elencare i numerosi premi, ne abbiamo contati 39, che Bicho de Sete Cabeças ha conquistato fin dalla sua presentazione al Festival di Rio. Basti solo pensare al trionfo durante la prima edizione del Gran premio del Cinema Brasiliano, con sette riconoscimenti, tra cui miglior film, regista e attori.

Bicho de Sete Cabeças è in programma a Bari, martedì 15 alle ore 21 (aperitivo brasiliano dalle 20): l’introduzione sarà a cura di Luca Bandirali, critico cinematografico e docente alla facoltà di Beni Culturali dell’Università del Salento.

Vincenzo Camaggio