Il Brasile tra cinema, stereotipi, mito e realtà

Il Bari Brasil Film Fest non è solo proiezioni cinematografiche; una tavola rotonda, svoltasi nell’ex Palazzo delle Poste di Bari, ha introdotto i film selezionati affrontando il tema portante di questa rassegna: una visione del Brasile che vada al di là degli stereotipi.

Il responsabile del settore culturale della Ambasciata del Brasile a Roma, Caio Flávio de Noronha ha portato i saluti dell’ambasciatore Ricardo Neiva Tavares e si è dichiarato entusiasta di un festival in grado di favorire la diffusione della cultura brasiliana anche in Puglia.

In seguito è intervenuto il fotografo e regista Jefferson Mello, autore del documentario “Samba e Jazz” che ha introdotto la pellicola. Il confronto tra questi due generi, apparentemente così diversi, è stato realizzato attraverso le interviste a personaggi carismatici residenti nelle due città simbolo di questi mondi musicali: Rio de Janeiro e New Orleans. Sono così emerse alcune similarità, a partire dalla comune matrice africana. A proposito di stereotipi il regista ha specificato come il samba, spesso identificato con la classica immagine della ballerina discinta, abbia in realtà anche una valenza sociale poco conosciuta, come strumento di aggregazione e integrazione dei più poveri.

Ha poi parlato il professor Gian Luigi De Rosa, docente di Lingua e Traduzione – Lingua Portoghese e Brasiliana dell’Università del Salento, che ha tracciato un breve, ma esauriente excursus storico del cinema brasiliano: numerose le curiosità emerse dal suo intervento. Per esempio il ruolo pioneristico dei migranti italiani nello sviluppo della settima arte in Brasile è stato fondamentale: dalla prima sala cinematografica, aperta a Rio nel 1896 da Pasquale Segreto, al primo film, realizzato dal fratello Alfonso nel 1898. O l’usanza, durante quella che viene considerata “l’epoca d’oro” del cinema brasiliano (1908-10), di rendere “sonori” i film attraverso dialoghi e brani musicali effettuati dal vivo durante ogni proiezione. O ancora, durante gli anni ’30 la nascita delle prime star come Carmen Miranda, in realtà portoghese, destinata a rimanere per sempre nell’iconografia brasiliana col suo copricapo di frutta, un ingegnoso trucco per nasconderne la bassa statura.

Il professor De Rosa si è soffermato anche sulla nascita del Cinéma Nôvo, sottolineando i rapporti di questo movimento con la nouvelle vague francese e il neorealismo italiano, di cui può essere considerato una versione terzomondista. Tra le caratteristiche evidenziate, le difficoltà a raggiungere un grande pubblico e la scelta di soffermarsi soprattutto su due realtà: le favelas e il Sertão del Nordest.

Altre tappe importanti per la storia del cinema brasiliano sono le politiche di sovvenzione nel 1969, lo sviluppo, anche questo molto simile all’Italia, della commedia erotica negli anni ’70 e il ritorno alla fama internazionale a partire dal 1992.

Infine il professor Ugo Serani, docente di Lingua e Letteratura portoghese presso l’Università degli Studi di Bari, ha affrontato il tema degli stereotipi sul Brasile, in una dissertazione ricca di riferimenti cinematografici e letterari. Si è passati quindi da José “Zé” Carioca, il pappagallo protagonista di “Saludos Amigos”, all’origine del samba, nato anche come strumento di aggregazione sociale. In questa panoramica un capitolo a parte merita il mito del Sertão, luogo misterioso e fonte di pregiudizi per gli stessi brasiliani. A cominciare dal nome stesso che significa “deserto”; circostanza curiosa per una terra che in realtà nasconde in sé grandi riserve d’acqua e pianure incredibilmente fertili.